Il futuro della viticoltura siciliana può passare anche dal recupero del suo passato più nascosto. Varietà dimenticate, custodite in appezzamenti isolati, orti, monasteri o tramandate da anziani viticoltori, stanno tornando al centro dell’attenzione per la loro capacità di raccontare l’identità dell’isola e, allo stesso tempo, offrire nuove risposte alle sfide produttive e climatiche. Inzolia Nera, Usirioto, Orisi, Muscatidduni, Zzinneuro, Madama bianca e Madama nera, Bianchetta e Virdisi non sono soltanto nomi suggestivi: sono tracce vive di una biodiversità che può diventare risorsa enologica, culturale e ambientale.
Il tema è al centro dell’articolo di Antonella Genna pubblicato su Il Corriere Vinicolo 19 del 15 giugno 2026. Il servizio ricostruisce il percorso che, grazie anche all’impegno della Regione Sicilia, ha portato all’individuazione e alla conservazione di circa 70 biotipi e varietà diverse. Una parte di esse è stata iscritta al Registro nazionale delle varietà di vite, mentre una selezione più ristretta è stata autorizzata anche per la rivendicazione nell’Igt Terre Siciliane.